Un tour lungo la Via della Seta: Attraverso il Pamir
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Mi chiamo Luca e insieme a mia moglie Elena abbiamo trascorso gli anni della pensione viaggiando con le macchine fotografiche in mano. La fotografia è stata la nostra passione comune per decenni e nella primavera del 2025 ci ha portato nel Xinjiang meridionale. Organizzare un viaggio indipendente in questo angolo remoto della Cina sembrava un’impresa ardua: permessi, logistica, barriere linguistiche… tutto sembrava al di là delle nostre capacità. Alla fine abbiamo collaborato con Ink Voyages, che offre un ricco catalogo di avventure esclusive in Cina e si è occupata del labirinto burocratico e degli accordi locali, lasciandoci liberi di goderci appieno la nostra esplorazione.
Shanghai: The Gateway

Siamo atterrati a Shanghai in una frizzante mattina di aprile, affaticati dal jet lag ma pronti all’avventura. Lo skyline futuristico della città squarciava la foschia dell’alba quando la nostra coordinatrice, Martina Li, ci ha accolti all’aeroporto. Il primo compito dopo il check-in: ottenere i permessi di ingresso nello Xinjiang presso la stazione di polizia locale. Quello che avrebbe potuto essere un incubo di moduli e traduzioni si è rivelato sorprendentemente semplice grazie all’aiuto professionale che ci ha guidato nel processo.
Il resto della giornata è trascorso all’insegna del riposo: abbiamo disfatto i bagagli, sistemato l’attrezzatura fotografica e fatto un lungo pisolino. Al calar della sera, ci siamo concessi una crociera sul fiume Huangpu. L’architettura coloniale del Bund risplendeva sullo skyline illuminato dai neon di Pudong, con i riflessi che danzavano sull’acqua scura. Avremmo voluto avere più tempo per visitare la zona del Triangolo d’Oro, che comprende Suzhou e Hangzhou, uno dei tour consigliati in Cina da Ink Voyages, ma questa volta il tempo a nostra disposizione era limitato. In ogni caso, questa è stata comunque una piacevole introduzione, un assaggio prima della vera avventura!
Into Another World
Raggiungere lo Xinjiang del sud richiede impegno: voli multipli, frequenti controlli di sicurezza, e un viaggio verso ovest che sembra un viaggio in un altro secolo. Abbiamo volato prima fino a Urumqi, poi verso Kashgar, arrivando nel tardo pomeriggio del nostro secondo giorno in Cina. Appena scesi dall’aereo, l’aria sembrava diversa: frizzante, secca, con un leggero sentore di spezie lontane. Non era la Cina che ci aspettavamo. Qui predominano le influenze dell’Asia centrale, che ti fanno sentire come se avessi attraversato confini invisibili per entrare nel mondo dell’antica Via della Seta.
La nostra guida locale Shawn, un Uiguro con una conoscenza enciclopedica della regione, ci ha accolti all’aeroporto e ci ha accompagnati in una pensione nella città vecchia. Quella sera, davanti a fragranti spiedini di agnello, pane naan e pilaf, abbiamo celebrato la cucina uigura e assistito a uno spettacolo di danza tradizionale. Le gonne svolazzanti, il ritmo ipnotico dei tamburi, le melodie coinvolgenti sotto le luci di ghirlande luminose: è stato il nostro primo assaggio di ciò che rende questa regione così particolare.
Kashgar: Dove l’Asia Converge

Il terzo giorno ci ha portato a immergerci completamente nei labirintici bazar di Kashgar: era come stare in una capsula del tempo della Via della Seta. L’aria ronzava di venditori che contrattavano, profumi di spezie, e il rumore dei carri trainati da asini. Sciarpe di seta in vivaci tonalità, intricati tappeti, e piramidi di frutta secca ci tentavano a ogni passo.
Abbiamo fotografato gli artigiani al lavoro: un fabbro che martellava il rame, un tessitore che intrecciava motivi tramandati di generazione in generazione. L’architettura era affascinante: muri di mattoni di fango, porte ad arco adornate con piastrelle turchesi, minareti che svettavano verso il cielo. È surreale trovarsi in Cina eppure essere circondati da questa atmosfera centroasiatica: moschee al posto dei templi, kebab al posto dei dumplings, e volti che potrebbero provenire da Tashkent o Istanbul.
Abbiamo visitato la moschea Id Kah, con i suoi mattoni gialli che brillavano sotto il sole primaverile, poi siamo saliti sui belvedere per scattare foto panoramiche di questa città-oasi. A pranzo abbiamo mangiato il polo, un piatto a base di riso uiguro, in una sala da tè dove Shawn ci ha raccontato storie sulla regione. Alla sera, le schede delle nostre macchine fotografiche erano piene e le nostre gambe stanche, ma il nostro spirito era alle stelle.
Lungo la Karakoram Highway

Gemme dell’altopiano del Pamir: Lago Karakul, Lago Baisha, Muztagh Ata
Il viaggio verso Tashkorgan lungo la Karakoram Highway è stata una delle esperienze più significative. La strada si snoda attraverso valli brulle, cime innevate e laghi scintillanti. Le rive di sabbia bianca del lago Baisha contrastavano magnificamente con il colore blu del cielo. Al lago Karakul, sovrastato dal massiccio del Muztagh Ata, abbiamo avvistato cammelli selvatici che pascolavano sull’erba rada, con le loro lunghe ombre che si estendevano sul paesaggio nella luce del mattino.
L’autostrada stessa è una meraviglia: costruita su un terreno impossibile, con tornanti e panorami che ci costringevano a fermarci ogni pochi chilometri. Shawn ci ha mostrato antichi petroglifi e ci ha raccontato storie di commercianti che un tempo percorrevano questa strada. Ma siamo onesti: non tutto era pittoresco. Le strutture sanitarie lungo la strada hanno messo alla prova la nostra determinazione. Si trattava di un viaggio fuori dai sentieri battuti, non di un tour di lusso, e l’avventura comportava alcune spigolosità.
L’Altopiano del Pamir
Arrivati a Tashkorgan nel tardo pomeriggio, abbiamo preso alloggio in un confortevole hotel con vista sul Pamir. Dopo una cena in stile hot pot, ci siamo riposati per bene, sapendo che il giorno successivo ci avrebbe portato ancora più in profondità nelle montagne.
Shawn guidava il suo fedele e robusto SUV Tank 300, pronto per le esplorazioni che lo attendevano. Abbiamo iniziato con la Panlong Ancient Road, una strada tortuosa scavata nelle montagne come un drago che si avvolge su se stesso. Il panorama era mozzafiato: vasti altipiani punteggiati di yurte, mandrie di yak, fiori selvatici che sbocciavano con il disgelo primaverile. Shawn ci ha portato fuori dai sentieri principali verso angoli nascosti, dove abbiamo fatto delle escursioni tranquille, niente di troppo faticoso, ma pur sempre impegnative dato che si trattava di camminare a oltre 4.000 metri di altitudine.
Abbiamo dovuto procedere con calma, bevendo acqua e facendo frequenti pause, ma la ricompensa è stata immensa. La luce a questa altitudine è ultraterrena: nitida e dorata, trasforma ogni scena in un potenziale capolavoro.
Il Villaggio di Tar: La Valle Segreta

La vera rivelazione è arrivata il giorno seguente, quando ci siamo avventurati verso il Villaggio di Tar, un luogo raggiunto da pochi turisti. Shawn percorse una strada precaria: stretta, accidentata, che costeggiava ripide scogliere con un fiume cristallino che scorreva impetuoso al di sotto. Le cime scoscese incombevano come guardiani severi sopra le nostre teste. In alcuni momenti trattenevamo il respiro, ma il paesaggio ci ricompensava a ogni metro con la sua bellezza: laghi blu intenso, capre selvatiche su impossibili pareti, il gioco mutevole della luce sulle rocce e l’acua del fiume…
Arrivare a Tar è stato come scoprire un segreto… E questa sensazione di scoperta che ha accompagnato tutto il nostro itinerario è probabilmente ciò che abbiamo apprezzato di più del nostro tour organizzato della Cina: la sensazione di una vera esplorazione! Questa piccola comunità annidata nella valle è forse il luogo più spettacolare che abbiamo mai visto. Circondata da frutteti di albicocchi che stavano iniziando a fiorire, la valle tutta esplodeva di rosa contro le montagne frastagliate. La nostra pensione, semplice ma accogliente, era gestita da una famiglia locale che ci ha accolto con yogurt fresco e pane.
Il giorno successivo è stato dedicato all’esplorazione. La primavera aveva trasformato la zona: gli albicocchi erano in piena fioritura e i petali fluttuavano come neve nella brezza, depositandosi per terra o rincorrendosi sulla corrente del fiume. Abbiamo percorso sentieri facili, scoprendo punti panoramici nascosti e ascoltando racconti popolari sugli abitanti tagiki della valle. Alcuni ritratti degli abitanti del villaggio con i tradizionali cappelli ricamati catturavano il calore e la curiosità dei loro occhi. Abbiamo anche preparato delle riprese time-lapse dei fiori che ondeggiavano sullo sfondo spettacolare delle montagne.
Abbiamo fatto un picnic in riva al fiume, con il fragore delle sue acque come colonna sonora costante, e abbiamo avvistato aquile che volavano lontane sopra le nostre teste. Qui ci siamo sentiti davvero fuori dal mondo: niente folla, niente distrazioni, solo la presenza incontaminata della natura. L’altitudine ha rallentato il nostro ritmo, ma ha acuito la nostra consapevolezza: ogni respiro sembrava guadagnato, ogni fotografia un piccolo trionfo.
Il Ritorno

A malincuore, il giorno seguente siamo tornati a Tashkorgan. La strada precaria era così bella che percorrerla di nuovo non è stato affatto faticoso. A Tashkorgan ci siamo riposati davanti a un’altra cena in stile hot pot, riflettendo sulla magia di Tar.
L’ultimo giorno siamo tornati all’aeroporto di Kashgar, poi abbiamo preso i voli per Urumqi e Shanghai, arrivando in tempo per il volo notturno che ci avrebbe riportato a casa. Dopo tutto quello che avevamo vissuto, i trasferimenti ci sono sembrati velocissimi, assopiti come eravamo sui sedili.
Riflessioni
Questo viaggio non è stato facile: lunghi voli, altitudini elevate e strade sconnesse hanno messo alla prova i nostri limiti. Ma ci ha regalato qualcosa di raro: un autentico senso di scoperta in un mondo che spesso sembra essere stato completamente mappato. Un viaggio lungo la Via della Seta offre un mix di cultura, avventura e spettacolarità che ridefinisce i confini del possibile. Per questo e altri viaggi esclusivi in Cina, potete dare un’occhiata al ricco catalogo di Ink Voyages!
Siamo tornati con migliaia di fotografie, ma soprattutto con ricordi che non si possono riassumere facilmente. Questo è un viaggio che richiede qualcosa da te: pazienza, flessibilità, disponibilità ad affrontare situazioni scomode. In cambio, offre paesaggi e incontri che sembrano segreti, luoghi dove il mondo moderno non è ancora arrivato, dove la luce cade in modo diverso e ogni svolta rivela qualcosa di inaspettato.
Per chi è attratto dai luoghi remoti e dalle culture che mantengono la loro identità distintiva, il tour della Via della Seta nello Xinjiang meridionale con Ink Voyages è la scelta giusta. Richiede pianificazione, assistenza logistica, e un po’ di pazienza, ma offre ricompense che le destinazioni più facili non potranno mai eguagliare!




