Gadan Dongzhulin: il Monastero Convertito tra le Montagne dello Yunnan
Indice
Un Monastero lontano dal turismo di massa

Il monastero di Gadan Dongzhulin è sospeso a 3.000 metri tra le cime silenziose dello Yunnan settentrionale, che tuttora ne proteggono l’atmosfera spirituale, profonda e intatta. Ciò che rende speciale questo luogo per noi di Ink Voyages è innanzitutto questa sua aura distintiva, che lo separa nettamente dalle destinazioni del turismo mainstream.
Come capita fin troppo spesso, infatti, anche i templi e i monasteri – quando vengono sollecitati pesantemente dal turismo – si trasformano in «attrazioni» perdendo il loro fascino originale. A Gadan Dongzhulin puoi invece immergerti in un nido della cultura buddhista tibetana ancora autentico, e potrai osservare la vita dei monaci che animano il monastero con le loro preghiere quotidiane, le loro passeggiate sotto i portici, gli sguardi curiosi e i timidi sorrisi rivolti ai pochi turisti che si sono avventurati fin lì.
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L’esperienza inizia fin da prima di varcare la porta del monastero, ancor prima di trovarsi davanti all’ampio cortile rettangolare che dovrai attraversare per entrare nel cuore di Gadan Dongzhulin. Se arrivi da nord, incontrerai il monastero prima di arrivare a Benzilan (23 km), lungo la strada (G214) che procede in direzione di Shangri-la.
Fai attenzione mentre guidi, perché a un certo punto noterai un portale alla tua sinistra, dall’altro lato della strada: ecco, questo è il punto che sancisce l’inizio della tua avventura spirituale. Fai dunque una specie di inversione a U, facendo attenzione alle auto che arrivano in direzione opposta, e prendi la strada in discesa che passa sotto al portale, su cui vedrai comparire per la prima volta il nome del monastero.

L’esperienza di discesa verso il parcheggio che si trova proprio di fronte alle sue mura è di per sé spettacolare: ti troverai infatti ad attraversare un vero e proprio villaggio tibetano, con case che sembrano uscite dal centro storico di Lhasa. Inizierai a notare inoltre la presenza di numerosi monaci, che avvolti nelle loro tuniche scarlatte, sembrano essere gli abitanti maggioritari di questo piccolo centro abitato, tutto raccolto intorno al suo cuore spirituale.
La Storia di una Conversione
Quello che forse ti sorprenderà sapere è che dietro a questa sensazione di pace pervasiva, questo monastero nasconde in realtà una storia di turbolenta conversione. E questo è l’altro motivo che rende questo posto così affascinante. Per comprendere le vicissitudini di Gadan Dongzhulin, occorre innanzitutto fare un salto nel cuore del buddismo tibetano, che non è di per sé un monolite spirituale, in quanto si compone a sua volta di sette, ciascuna con le sue caratteristiche specifiche.
Il Buddhismo Tibetano e la Religione Bön

Il buddismo tibetano è fondamentalmente un’emanazione di uno dei tre grandi «Veicoli» del Buddismo: Theravada, Mahayana e Vajrayana. Il Buddismo tibetano deriva da quest’ultimo, che ha il suo perno spirituale nelle pratiche di tipo «tantrico» – ovvero, tecniche e rituali di tipo mistico per raggiungere l’illuminazione. Questo è un punto importante, perché sarà determinante nella storia di conversione di Gadan Dongzhulin.
Il buddismo tibetano discende dunque da questo ramo, anche noto come «Il Veicolo di Diamante», e ha le sue origini nell’antica scuola Nyingma, fondata nell’VIII secolo da Padmasambhava. Secondo la tradizione, questo guru attraversò l’Himalaya con la missione di sconfiggere i demoni che impedivano al buddismo di diffondersi in Tibet.
La leggenda vuole che un altro monaco l’avesse fatto chiamare, dopo che i suoi tentativi di costruire il primo monastero buddista in Tibet erano stati sistematicamente vanificati dallo strapotere di forze demoniche. Il compito di Padmasambhava era dunque quello di soggiogarle.
È interessante fermarsi per comprendere in modo più razionale il significato che si annida dietro a questa narrazione. Bisogna innanzitutto sapere che, prima dell’avvento del Buddismo, in Tibet vi era una spiritualità autoctona, una religione di tipo animista, chiamata «Bön», che si scontrò con i primi tentativi di innesto del buddismo, di provenienza indiana, nel territorio.
Il culto Bön, che tuttora sopravvive in modo residuale in Tibet e che ne rappresenta il substrato culturale originario, è orientato alla devozione della forze della natura. Il sacro è l’ambiente stesso, dove esse si manifestano nella loro imprevedibilità e iperpotenza.
La mossa strategica del buddismo fu la seguente: per favorire la diffusione del Buddismo, Padmasambhava non si contrappose frontalmente alle divinità Bön, non si prefisse dunque di sottometterle. Al contrario, si presentò ad esse con un’astuta intenzione ascetica: ne riconobbe innanzitutto lo strapotere, e le convinse in seguito a divenire custodi del buddismo stesso, elevandole a uno scopo più nobile.
Lo storytelling lascia facilmente intendere l’intuizione dei primi missionari buddisti: anziché forzare il loro culto contro il culto preesistente, fecero in modo di integrarlo entro la cornice buddista, in modo funzionale e comunque pur sempre subordinato. Questo spiega tra l’altro la presenza di figure mostruose sulle pareti dei templi buddhisti tibetani: esse rappresentano le forze della natura, trasformate in custodi e protettori del buddismo.

L’integrazione tra buddismo e religione Bön è inoltre visibile anche nell’acquisizione di pratiche Bön all’interno della scuola Nyingma, che è la scuola originaria del buddismo tibetano. Quella forse più suggestiva è la tradizione dei «Terma», ovvero i tesori segreti (frammenti di testi e oggetti sacri) che venivano nascosti in luoghi naturali nell’attesa che, nel futuro, al tempo stabilito, un predestinato («Tertön») li ritrovasse.
Il contatto con il Terma dovrebbe di per sé essere sufficiente a rinnescare nel Tertön memorie e insegnamenti appartenenti a vite passate, che consentirebbero il recupero dell’intera verità di cui il terma è soltanto un frammento. Secondo la tradizione, infatti, i Tertön non sono altro che le reincarnazioni dei discepoli di Padmasambhava, che al contatto con i frammenti sacri potranno riattivare, intatta e non alterata dal tempo, la verità trasmessa dal loro maestro.
Il Misticismo della Scuola Kagyu

Il punto è importante perché ci connette in modo esplicito all’essenza mistica del buddismo tibetano originario. Questa, come altre pratiche, nonché la predilezione della relazione tra maestro e discepolo, la ricerca di luoghi naturali remoti, il focus sull’esperienza diretta ottenuta tramite la meditazione, sono componenti chiave della scuola Nyingma, di cui la scuola Kagyu, fondata nell’XI secolo, eredita il carattere mistico ed esoterico.
Avendo introdotto la scuola Kagyu, possiamo dunque tornare alla storia del nostro monastero: il monastero di Gadan Dongzhulin, fondato intorno all’anno 1574 era infatti nato come un centro di culto della scuola Kagyu, e si iscriveva nel tipo di spiritualità che abbiamo descritto nei paragrafi qui sopra. Tuttavia, le cose cambiarono nel 1674, quando per volere del Quinto Dalai Lama, esso fu forzatamente convertito alla setta Gelugpa (dei «Cappelli Gialli»), in opposizione alla resistenza e rivolta Kagyu di quell’area.
Si deve infatti tenere in considerazione che il Tibet estendeva la sua influenza al di là dei confini attuali, fino all’attuale Yunnan del nord, al Sichuan occidentale e a parti del Gansu, che appartenevano al regno tibetano del Kham.
Se ti interessa approfondire, puoi anche leggere qui la nostra guida di viaggio allo Yunnan e la nostra guida di viaggio al Tibet. Per un approfondimento generale, troverai invece qui il link con informazioni utili per organizzare il tuo viaggio in Cina.
La Razionalità della Scuola Gelugpa
Il Quinto Dalai Lama stipulò a quel tempo un’alleanza militare con i mongoli, che furono il braccio armato della conversione. Al contempo, egli ottenne l’autorizzazione dell’imperatore Kangxi (dinastia Qing) a procedere militarmente. Quest’ultimo, infatti, vedeva di buon occhio l’istituzione di un potere ufficiale nell’area, che avrebbe favorito le relazioni politiche all’interno di un territorio ancora indomito.
Come è ricorrente nella Storia, è bene tenere a mente che le divergenze spirituali non sono mai le sole promotrici di azioni di conversione come quella appena descritta. In effetti, il controllo di quest’area era particolarmente rilevante perché da qui transitava l’Antica Via del Té e dei Cavalli, che dal sud dello Yunnan giungeva fino a Lhasa, trasportando il prezioso tè e altre merci di valore come il sale di Nuodeng.
Ad ogni modo, va anche detto che la setta Gelugpa, fondata nel 1409, nacque specificamente con l’intenzione di riformare il buddismo tibetano secondo i principi della logica e della razionalità, in contrasto con il misticismo originario. Quest’ultimo non veniva di per sé rimosso del tutto, bensì veniva introdotto nel «corso di studi» soltanto alla fine, come epilogo di un percorso dedicato allo studio della logica, del pensiero, e della morale.
La setta Gelugpa finì storicamente per imporsi e ridimensionare l’esoterismo delle origini, iscrivendo il buddismo all’interno di una cornice razionale, di un percorso trasmissibile attraverso la spiegazione e lo studio metodico, di contro a pratiche di meditazione soggettive, trasmesse da maestro a discepolo al di fuori di ogni contesto accademico strutturato.
The Spiritual Paradigm Shift
Resta dunque vero che la conversione del monastero di Gadan Dongzhulin al buddismo della setta Gelugpa implica un cambiamento radicale del modo di approcciare la spiritualità, che va nella direzione di un approccio controllato e rigoroso, che trasforma il guru e lo yogi delle origini in un maestro di scuola, dove l’illuminazione diventa il risultato ultimo di un percorso progressivo e metodico, piuttosto che la folgorazione mistica derivante da pratiche esoteriche.
Per quanto possa sembrare controintuitivo, anche i Mandala tridimensionali custoditi nel monastero di Gadan Dongzhulin sono in realtà la risultante di questo sforzo di istituzionalizzazione e razionalizzazione della spiritualità buddista originaria: nonostante l’apparenza «psichedelica», infatti, il mandala è in realtà una rappresentazione meticolosa di un percorso strutturato di meditazione, che raffigura nelle sue componenti le istruzioni dettagliate che il monaco dovrà seguire nel corso dei suoi esercizi spirituali.
Detto questo, lo studio rigoroso lascia pur sempre lo spazio a una sana risata, come abbiamo potuto constatare durante la nostra ultima visita al monastero, quando un cane-robot portato da un visitatore ha letteralmente scatenato la curiosità divertita dei monaci, dando vita a una scena davvero insolita: un inatteso contrasto tra tradizione e tecnologia futuristica!

Visitare il monastero di Gadan Dongzhulin è in definitiva un’esperienza che va al di là di una semplice visita turistica e apre a un’esplorazione di un luogo autentico e intoccato dal turismo di massa, che permette al contempo di immergersi nella storia articolata della tradizione buddista e del territorio dello Yunnan.
Da Ink Voyages, non ci resta che consigliarti di visitare questo gioiello incastonato tra le montagne dello Yunnan, e ti invitiamo ad esplorare il nostro catalogo di viaggi privati per le tue prossime avventure! Buon viaggio! Buon viaggio!




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