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Alla scoperta del Monte Jingmai e del Tè Millenario

Scopri il Monte Jingmai, dove il destino di antichi villaggi resta legato al verde smeraldo di piante da tè secolari.


Alla scoperta del Monte Jingmai e del Tè Millenario

Indice

Minoranze Etniche, Turismo e Foglie di Tè

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Il Monte Jingmai si trova nel sud della provincia dello Yunnan, nel sud-ovest della Cina, vicino al confine con il Myanmar e il Laos.

La testimonianza più evidente che si tratti di una scoperta recente del turismo locale sono le strade che occorre percorrere per raggiungere i villaggi sparsi sul Monte Jingmai: la tua auto sarà infatti percorsa da un tremore costante a causa del fondo sconnesso composto da ciottoli approssimativi.

I lavori per migliorare la logistica dell’area sono in corso ma — in tutta sincerità — preferiamo il tremolio all’asfalto levigato. Ciò si comprende se si inquadra il contesto del Monte Jingmai all’interno del problema (opportunità) della commercializzazione dell’area. Poiché a Ink Voyages crediamo nell’importanza del turismo sostenibile, siamo molto attenti alle conseguenze e agli impatti della commercializzazione. Ma di questo parleremo più avanti.

Innanzitutto, ti vogliamo raccontare di questo posto speciale, patrimonio UNESCO e vera e propria roccaforte della cultura del tè e delle tradizioni delle minoranze Bulang e Dai (vi sono poi anche altre minoranze, come quella Wa, Lahu e Hani, ma sono meno rappresentate in quest’area).

Se poi vuoi approfondire la storia del tè Pu’er e scoprire fino a dove veniva trasportato, puoi leggere qui il nostro articolo sull’Antica Via del Tè e dei Cavalli. Per una guida di viaggio allo Yunnan, troverai invece qui alcune informazioni interessanti.

Cosa ci piace (e non) del Monte Jingmai

I villaggi tradizionali Bulang e Dai

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Al di là del tremore di cui sopra, raggiungere i villaggi tradizionali Bulang e Dai è relativamente semplice: ci sono indicazioni stradali che ti permettono di passare da un luogo all’altro con facilità. Nei pressi dei villaggi, sono stati adibiti dei piccoli parcheggi. In alternativa, puoi lasciare l’auto ai bordi della strada.

Entrando in questi villaggi, si è subito colpiti dalla loro architettura tradizionale: le case in legno ti immergono in un’atmosfera d’altri tempi, i tetti fanno capolino tra la vegetazione, i volti degli abitanti raccontano una storia di duro lavoro svolto sui fianchi della montagna.

Le strade sono strette, e su di esse si affacciano case che in qualche modo non sembrano definire uno spazio chiuso, essendo sempre protese verso l’esterno per mezzo di un piccolo cortile. Inoltre, le abitazioni sono tutte costruite su due piani — con il primo piano che è in realtà un luogo che resta aperto sul villaggio e viene molto spesso adibito a esercizio commerciale.

I villaggi principali che potrai visitare sono quello di Wengji, Nuogang, Mangjing, Manghong. Noterai subito l’aria di famiglia che connette tra di loro lo stile di questi insediamenti. Ti consigliamo di esplorarne due o tre a tua scelta — il che è più che sufficiente per farsi un’idea piuttosto precisa. In totale vi sono quattordici villaggi in quest’area (tra cui nove più tradizionali), e visitarne due o tre di quelli più noti è un buon modo per scoprire il volto “da cartolina” del Monte Jingmai.

Come accennavamo all’inizio, va detto però che la commercializzazione ha raggiunto questa zona. Devi infatti considerare che questi villaggi non esistono in una bolla atemporale, e che il recente impatto turistico ha trasformato moltissime abitazioni in negozi di souvenir, ristoranti, caffetterie (sia il tè che il caffè dello Yunnan sono molto rinomati).

Da un lato, questo ha sicuramente permesso agli abitanti di queste zone di sviluppare uno stile di vita meno faticoso e più remunerativo; dall’altro, il fascino complessivo dell’esperienza, inevitabilmente, ne risente. Certamente, non è semplice trovare un equilibrio tra conservazione e turismo, nonostante gli sforzi di quest’ultimo di mantenersi il più possibile “sostenibile”. Ad ogni modo, considerando l’abbondanza di caffetterie a Nuogang, ti consigliamo di provare una deliziosa tazza di “xian hua kao nai”: una bevanda a base di latte caldo, tè e fiori — il tutto squisitamente tostato. (Non preoccuparti per i fiori: sono edibili, e in Yunnan vi è una cultura alimentare che si basa proprio sul consumo di fiori. Profumati, e anche buoni!).

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Se poi vuoi approfondire l’esplorazione dell’area, ti consigliamo di provare a deviare verso villaggi meno conosciuti, dove non troverai negozi per turisti, bensì scorci di vita rurale davvero tradizionali, come a Mangyun o a Panayang. Sii sempre discreto quando visiti, perché qui gli abitanti non sono abituati alla presenza dei turisti.

Un consiglio: non entrare nei villaggi con l’auto. Per quanto non sia semplice trovare un posto dove parcheggiare, ti consigliamo di lasciare l’auto a bordo strada e poi proseguire a piedi. Le strade all’interno di questi villaggi sono davvero strette, e può diventare difficilissimo districarsi. (Non farti ingannare dalle auto che potresti vedere parcheggiate sotto il portico di qualche casa: i locali hanno abilità di guida sovrumane quando si tratta di far sgusciare l’auto tra strettoie e vie decisamente poco percorribili).

Le strade meno battute

Se sei in cerca di una dose di adrenalina, senza tuttavia correre rischi, ti consigliamo di provare a percorrere le strade più periferiche rispetto all’asse che ti permette di raggiungere i villaggi principali. In questo modo, potrai approfondire l’esplorazione del Monte Jingmai in modo davvero personale.

Considera infatti che, non appena ti allontani dalle tappe più note, potrai gustarti il volto più silenzioso e avventuroso di questo territorio. A noi di Ink Voyages piace in particolare la strada che prosegue oltre il Fengshen Tree, un albero completamente ricoperto da alveari, e che taglia in orizzontale l’area fino a riconnettersi con la G219. Se decidi di percorrerla, ti consigliamo caldamente di avere a disposizione un 4×4: ci sono dei punti in cui è necessario passare sopra delle pietre, per cui se la tua auto non dovesse essere sufficientemente alta rispetto al suolo, l’esperienza potrebbe finire molto male.

Una nota rispetto a questa strada: verso la fine, quando sei ormai arrivato al punto di ricongiungimento con la G219, potresti imbatterti in un posto di blocco improvvisato da alcuni locali, che ti sbarreranno la strada utilizzando dei tronchi. Ora, non è un’operazione legittima… diciamo che si tratta di un’iniziativa locale per guadagnare qualcosa sul transito (invero esiguo) dei turisti. Un modo molto proattivo per avere un ritorno sullo sviluppo turistico dell’area, che però di fatto non tocca queste zone più limitrofe.

Il costo del “pedaggio” è trascurabile, 10 RMB (circa 1 euro) e, se dovessi vedere un casco di banane su un tavolo o su una panchina, non esitare a chiedere loro se possono dartene una. Potresti ritrovarti con quattro banane freschissime in auto — il che compensa largamente il costo del pedaggio!

Un’altra strada molto bella è quella che porta fino a Mangyun, che poi a sua volta ha molteplici diramazioni, e che ti permette di addentrarti in zone per lo più percorse dai carretti dei contadini, portandoti a scoprire le piante da tè che ricoprono i fianchi della montagna.

Le capanne semi-abbandonate e gli alberi secolari

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In questo territorio, negli ultimi decenni, alcuni villaggi sono stati abbandonati, o smantellati, e ricostruiti negli immediati dintorni. Per questa ragione, è ancora possibile trovare delle abitazioni che spuntano dalla vegetazione, oppure delle capanne e delle strutture residuali che fungono ancora da punto d’appoggio per il lavoro nei campi dei locali.

È interessante esplorarle, scoprire gli oggetti abbandonati, le ceste per la raccolta del tè, gli utensili che riposano sotto i tetti in legno in attesa di essere utilizzati di nuovo, mentre le galline-custodi di questi luoghi razzolano sotto i porticati.

Quando ti avvicini, ricordati sempre di chiedere: “Ni hao, you ren ma?” (Ciao, c’è qualcuno?), di modo da rompere il ghiaccio ed evitare incontri improvvisi che potrebbero destare nervosismi.

Una nota di merito va infine agli alberi secolari in cui ti imbatterai durante la tua esplorazione: si tratta di alberi Baoyan che hanno un aspetto letteralmente impressionante, con tronchi che sembrano pilastri tortuosi e chiome che si complicano in diramazioni spettacolari. È un’esperienza toccante trovarsi al cospetto di queste formazioni naturali che sfidano lo scorrere del tempo.

Un consiglio riguardo al punto di partenza: se vuoi vivere un’esperienza immersiva del Monte Jingmai, considera la possibilità di dormire direttamente all’interno di uno dei villaggi dell’area. Negli ultimi anni sono sorti numerosi hotel (forse anche troppi), alcuni dei quali anche piuttosto lussosi. Questo ti permetterà anche di approfittare con facilità di momenti magici, come l’alba, che regala lo spettacolo panoramico del “mare di nuvole”, che sembrano fluttuare come onde davanti ai tuoi occhi.

Per sistemazioni più economiche, puoi invece optare per il villaggio di Huiminxiang, da cui è comunque possibile raggiungere con facilità l’area interna del Monte Jingmai.

Con questo, speriamo di aver suscitato la tua curiosità per quest’area remota della Cina, dove le tradizioni persistono e il destino di villaggi antichi resta legato al verde smeraldo delle foglie di piante da tè secolari.

Se vuoi viaggiare in Cina in modo approfondito, puoi anche guardare qui il nostro catalogo di viaggi personalizzati. Da Ink Voyages, ti auguriamo il meglio per le tue prossime avventure!