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Le Montagne Innevate del Meili: la Ricerca dell’Attimo d’Oro

Le Montagne Innevate del Meili custodiscono storie d’amore e di morte nella profondità del loro cuore di pietra e ghiaccio. Una è una storia di leggenda e fede; l’altra, una saga di audacia e ambizione terrena.


Le Montagne Innevate del Meili: la Ricerca dell’Attimo d’Oro

Indice:

Storie d’amore e morte dal Monte Kawagebo

meili snow mountain peak

La catena delle montagne innevate del Meili è situata nella prefettura autonoma tibetana di Diqing, all’estremità nord-occidentale dello Yunnan, al confine con il Tibet, ed è composta da tredici picchi principali, di cui il Monte Kawagebo è il re indiscusso, con i suoi 6.740 metri.

Poco distante da esso, si erge il Monte Miancimu (6.054 metri), sua moglie, avvolta tra le nubi come in un abito nuziale. Torneremo più avanti su questo aspetto delle nubi, perché senza dubbio il fattore meteorologico è assolutamente da prendere in conto se decidi di avventurarti da queste parti…

Se vuoi avere più informazioni riguardo a quando e come visitare lo Yunnan, puoi anche leggere qui la nostra guida di viaggio a questa regione.

Il Monte Kawagebo racchiude nel suo cuore di pietra e ghiaccio storie di amore e morte, che il team di Ink Voyages ha sentito narrare nuovamente durante il suo ultimo viaggio nell’area. La prima ha carattere leggendario e religioso, la seconda è invece temeraria e terrena.

Cominciamo dunque dalla storia d’amore, che ha le sue radici nella mitologia e nella spiritualità tibetana che funge da substrato culturale dell’area: Kawagebo, infatti non è sempre stato il guardiano silenzioso che ammiriamo oggi. La mitologia tibetana narra che fosse in origine una divinità feroce e guerriera, con nove teste e diciotto braccia, finché il grande maestro Padmasambhava non lo convertì al Buddismo. Da allora, Kawagebo divenne il generale divino al seguito del leggendario Re Gesar, votato alla protezione di queste terre innevate.

La sua storia d’amore con Miancimu (“Dea del Mare”) nacque paradossalmente da un inganno. Durante una spedizione contro un regno nemico, gli avversari offrirono la bellissima Miancimu in sposa a Kawagebo, sperando che la bellezza della dea lo distogliesse dalla battaglia. Tuttavia, il piano fallì per un motivo inaspettato: i due si innamorarono perdutamente al primo sguardo, trasformando un complotto politico in un’unione eterna.

Ancora oggi, il picco di Miancimu si erge proprio accanto al suo sposo, guardandolo con affetto e nascondendosi spesso dietro un fitto velo di nubi, come una sposa timida che non vuole rivelare troppo di sé ai viaggiatori. Si narra che le lacrime versate dalla dea durante le assenze del marito in guerra abbiano dato origine al Lago di Ghiaccio presso il villaggio di Yubeng: un bacino di acque purissime che riflette, come uno specchio, la nostalgia e la devozione di un amore che sfida i millenni.

Si tratta invece di tutt’altro tipo di storia quella dei tentativi di scalarne la vetta, che non è mai stata raggiunta da alcuna spedizione. Molte volte, Kawagebo ha anche reclamato la vita di chi ha osato sfidarlo.

Particolarmente drammatica è la spedizione sino-giapponese del 1991, che si è fermata a soli 270 metri di dislivello dalla cima, a causa di una valanga che ha seppellito il campo base durante la notte, causando 17 morti.

Infine, nel 2001 il monte è stato dichiarato come area protetta per motivi religiosi, e non è più possibile per legge tentare di scalarlo. Un modo forse per decretare in modo ufficiale e incontrovertibile la vittoria della divinità sugli uomini.

Hiking e Spiritualità tra le montagne di Meili

meili snow mountains viewpoint

Oggi è dunque soltanto consentito effettuare il pellegrinaggio rituale – kora – intorno a esso, al fine di purificarsi, accumulare meriti spirituali e onorare le divinità protettrici della montagna.

Vi sono fondamentalmente due possibilità per effettuare la circoambulazione del monte:

L’anello interno (Inner Kora)

È il percorso più celebre, della durata di circa 3-5 giorni (~30 km), che richiede un buon impegno fisico. Il pellegrinaggio inizia ufficialmente scendendo i 3.777 gradini di pietra che collegano il Tempio Feilai al Tempio di Qudeng. Da lì, il sentiero prosegue in senso orario verso il villaggio di Ninong per poi risalire fino alla remota valle di Yubeng. Il cuore spirituale di questo anello è la Cascata Sacra (Shenpu): per completare correttamente la kora, il pellegrino deve passare tre volte sotto il getto della cascata, la cui “acqua divina” ha il potere di lavare i peccati e purificare il karma.

L’anello esterno (Outer Kora)

È la prova suprema di devozione, un’impresa epica di circa 200 km che richiede dagli 8 ai 12 giorni di cammino in totale isolamento. Questo percorso circonda l’intero massiccio del Meili, scavalcando passi d’alta quota che sfiorano i 5.000 metri (come il passo Dokela) e sconfinando nella regione autonoma del Tibet. È un itinerario che mette a dura prova la resistenza fisica a causa delle altitudini estreme e dei repentini cambi meteorologici, ma che ripaga il viaggiatore con una connessione primordiale con la natura e con la cultura tibetana più autentica, lontano da qualsiasi traccia di turismo di massa.

Si tratta di due prove fisiche che sono al contempo esercizi spirituali. Al di là delle credenze religiose di chi li intraprende, entrambi i percorsi consentono una vera e propria esperienza di meditazione in movimento, attraverso la quale ci si addentra tanto nel paesaggio quanto in sé stessi.

Se ti interessa approfondire possibilità escursionistiche in cui storia e leggenda si intrecciano, puoi anche leggere qui il nostro articolo sull’Antica Via del Tè e dei Cavalli.

Se non dovessi avere il tempo di effettuare queste escursioni, che sono obiettivamente impegnative, sappi comunque che la catena montuosa innevata di Meili si offre allo sguardo dei viaggiatori anche senza bisogno di effettuare alcun hiking.

Il Tempio Feilai, l’Alba e il “Velo della Sposa”

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Il punto di osservazione per eccellenza è il Tempio Feilai (letteralmente “Tempio Volante”), situato a circa 10 km dalla città di Deqin (Deqen) a un’altitudine di 3.400 metri, che è stato costruito nel 1614 durante la dinastia Ming. Il suo nome deriva da una suggestiva leggenda: si dice che una statua di Shakyamuni sia volata fin qui direttamente dal Tibet per indicare il luogo dell’edificazione.

Sulla sua piattaforma panoramica sono stati costruiti otto stupa bianchi che, con le loro sagome appuntite, riproducono in scala umana i picchi divini di fronte ad essi.

Un consiglio: la piattaforma panoramica principale tende a essere piuttosto affollata, anche al di fuori della stagione di picco turistico. Se vuoi fare un’esperienza più intima, dirigiti all’estremità del parcheggio, verso sinistra. Noterai che c’è una strada che svolta verso destra e prosegue. Non puoi percorrerla in macchina, puoi però percorrerla a piedi.

Dopo circa un quarto d’ora di camminata su una strada asfaltata, arriverai al punto panoramico n°3 – decisamente più pacifico e in grado di regalarti un momento contemplativo lontano dagli smartphone e dal ronzio dei droni (se stai visitando in bassa stagione, altrimenti mettiti il cuore in pace e preparati a condividere l’esperienza con molti altri visitatori).

road to viewpoint 3 meili snow mountain

Come ti dicevamo all’inizio dell’articolo, vogliamo ora parlarti delle nubi. Sì, perché il “velo della sposa” di Kawagebo tende a essere molto esteso, finendo per ricoprire anche le montagne circostanti, che spesso risultano appena visibili.

Così, se sei arrivato fin qui aspettandoti di godere di una vista da cartolina sulla catena montuosa del Meili, devi mettere in conto che si tratta di qualcosa di possibile… ma solo a condizione di avere fortuna. Non è solo una questione di stagionalità — la stagione secca è ovviamente più consigliata (l’estate è da evitare nello Yunnan, perché coincide con la stagione delle piogge) — ma anche di condizioni meteorologiche.

Infatti, anche pianificando una visita al di fuori dei mesi piovosi — durante i quali non c’è praticamente alcuna speranza di osservare le vette — bisogna infatti considerare che, nel corso dell’anno, sono solo in media una cinquantina i giorni in cui è possibile avere una vista completamente sgombra dalle nuvole.

Il che rende l’esperienza piuttosto aleatoria. Nonché, in caso di insuccesso, alquanto dolorosa, visto che il momento migliore per gustarsi appieno lo splendore del Monte Kawagebo e delle vette circostanti è l’alba – il che implica che ti dovrai svegliare molto presto per tentare la sorte.

Questo è un pannello che potresti trovare in uno degli hotel dell’area, per darti l’idea di come l’alba sia davvero il perno dell’esperienza visiva in questo luogo:

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Vi è infatti un momento magico in cui le cime si indorano, perfettamente baciate dal sole che sta sorgendo. Questo è l’attimo speciale che viene immortalato da tutte le migliori foto della catena montuosa di Meili – una vista e uno scatto fotografico al quale aspirano tutti i viaggiatori, ma che si concederà a pochi.

Il Tempio di Qudeng e le Chiavi del Monte Kawagebo

Qualora tu decida di effettuare la circoambulazione del Monte Kawagebo, la prima tappa del tuo pellegrinaggio non sarà però il Tempio Feilai, bensì un tempio situato a circa 2,7 km più a valle da esso. Questo luogo sacro è dedicato a Padmasambhava (il Maestro Nato dal Loto) e rappresenta il vero punto di partenza per ogni pellegrino.

qudeng temple

Anche se non dovessi cimentarti nell’escursione, ti consigliamo comunque di visitare questo luogo per la sua atmosfera e il suo significato spirituale. È un’esperienza toccante, che ti porterà a scoprire un angolo meno turistico e davvero locale.

Stiamo parlando del Tempio di Qudeng, dove i pellegrini si recano per ricevere le “chiavi” spirituali prima di procedere con la kora. Per ottenere le chiavi ed essere dunque autorizzati a proseguire oltre, occorre effettuare tre circoambulazioni in senso orario attorno allo stupa bianco, accendere lampade al burro per ricevere protezione e guida..

Vi è poi un’altra cosa che rende questo tempio speciale: come noterai, la sua apparenza ricorda l’interno di alcune grotte, più che quella di un semplice edificio. Come atto di devozione, infatti, i pellegrini cospargono da secoli le pareti del tempio con calce bianca e latte di yak, promuovendo un processo di cristallizzazione che fa letteralmente crescere le pareti, trasformandole in elementi della terra – come si trattasse di minerali, o di stalattiti – rinforzando la percezione di una spiritualità viva e trasformativa.

Indipendentemente dalla possibilità di avere la grazia del meteo per riuscire a osservare la catena montuosa di Meili, questo luogo apre alla possibilità di un’esplorazione autentica che, da Ink Voyages, ci sentiamo di consigliare sia a tutti coloro che amano avventure escursionistiche impegnative, sia a coloro che vogliono osservare da vicino i ritmi della spiritualità locale, in uno degli angoli più autentici dello Yunnan.

Se sei interessato a scoprire altre destinazioni in Cina, puoi anche guardare qui il nostro catalogo di viaggi privati personalizzabili.

Che sia in Yunnan, o altrove, ti auguriamo il meglio per la tua prossima avventura!


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